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era la sera del 6 giugno del 1933 e, non sapendo se andare in giro in macchina oppure al cinema, a camden finirono per aprire il primo drive-in, da gustarsi fino ai titoli di coda

come andò a finire

«in macchina, in macchina! – esclamò lei, con un sorriso da qua a là – portami in giro in macchina!» seguì il rombo di un motore a millemila cavalli, di una cadillac rosa fiammante, che potevi scambiarla per un fenicottero, non fosse per gli specchietti retrovisori e, appunto, il rombo del motore.

le aprì lo sportello con galanteria e la lasciò accomodare, ammirandola tuffarsi sul sedile anteriore, a due pollici dalla leva del cambio, ma no, quella non toccarla, mi raccomando!

un giro in macchina era il sogno di tutte le ragazze, al tempo delle cadillac rosa fiammanti, o almeno è quello che si vede nei film... e un giro in macchina con una bella figliola spaparanzata sul sedile accanto al tuo era il sogno di tutti i ragazzi. e l’invidia di tutti quelli che non l’avevano: la figliola e la cadillac.

come andò a finire lo puoi immaginare...

anzi no! passato il semaforo, svoltato a destra, poi a sinistra, con un’accelerata al punto giusto e i fumi dello scappamento ancora nell’aria, eccoti la bella che torna a parlare:

«un panino, un panino! – strillò, entusiasta sia del giro in macchina, sia del suo nuovo pensiero – portami a mangiare un panino!» che poi un panino voleva dire un hamburger o un hot dog, mica due fette di salame... e il catchup dappertutto, che non si è mai capito se si scrive tutto attaccato, oppure catch up, staccato. e la senape, e la maionese! altro che un panino...

era il sogno di molte, una volta conquistato il sedile di una cadillac rosa, lasciarsi portare a sgranocchiare qualcosa di schizzante, senza uscire dall’automobile, giammai! altrimenti subito un’altra si sarebbe infilata al posto tuo. lo si è visto in mille film, dove il rosa era rosa anche al tempo del bianco e nero. e se non era del tutto il sogno anche dei ragazzi, questi vi si adeguavano volentieri, che farsi vedere in giro con una figliola bella così al finestrino dava un tono niente male, e pazienza per il panino, ma attenzione a non sporcare la tappezzeria!

adesso sì, puoi immaginare come andò a finire...

anzi no! con l’ultimo boccone ancora tra le gengive e l’ultimo sorso di cola tra i polpastrelli, la bella si rimise a strillare:

«al cinema, al cinema! – non la fermava più nessuno... – portami al cinema!» che poi non era nemmeno questa idea originale, portare una ragazza al cinema. di solito è la prima cosa che viene in mente, quando si pianifica una strategia vagamente sentimentale, ma se era lei a lanciare l’idea, la si poteva confondere con la trovata del secolo. una cosa cui tu non avresti mai pensato, ma per lei avresti cambiato tutti i tuoi piani – ci mancherebbe – e al cinema l’avresti portata senza indugio.

sarà stato il sogno di tutte le ragazze, farsi portare al cinema a bordo di una cadillac rosa, dopo un panino gustato per bene? questo non lo so: forse non ho visto abbastanza film per farmene un’idea. e lo stesso discorso vale per il sogno dei ragazzi e l’invidia di chi trascorreva la sera senza cadillac, senza panino e senza cinema.

fatto sta che, sgommando anche un po’, lui rimise in moto il bolide fiammante, fece due giri dell’isolato, tanto per farsi notare un po’, quindi parcheggiò nel bel mezzo di un prato e puoi immaginare come andò a finire. cose da cinema davvero!

anzi no. in meno di un quarto d’ora il prato si gremì all’inverosimile di automobili di ogni marca e colore, con un lui e una lei accovacciati sui sedili e un vago sentore di panino nell’aria. se era l’intimità, che si andava cercando, o si rimaneva rintanati nell’abitacolo, oppure era meglio rassegnarsi e pensare alla prossima avventura. finché lì davanti un forte fascio di luce illuminò lo schermo, i titoli di testa annunciarono il film e buono spettacolo a tutti.

quando si svegliò, la bella accanto a lui se n’era andata. la cadillac in mezzo al prato tutto calpestato era rimasta l’ultima e pareva abbandonata alla deriva; mille briciole sul tappetino erano l’unica traccia di una serata da film, di quale genere, però, non lo so.

© andrea valente
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