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questo racconto è tratto dal libro un'idea tira l'altra

nel lontano 1783 il cielo di parigi non vedeva svettare tra i tetti la tour eiffel, ma il 19 settembre di quell’anno restarono comunque in molti con il naso all’insù, a guardare tra le nuvole il primo aerostato ad aria calda, presentato al re dai fratelli joseph-michel e jacques-étienne montgolfier.

i fratelli montgolfier

i fratelli giuseppe michele e giacomo stefano – parrà strano – erano due e non quatto, per quella strana idea che venne a babbo pietro, di dare due nomi a testa, quattro in tutto.

«uno vi servirà per restare con i piedi per terra.» diceva spesso, con tono solenne, a giuseppe e a giacomo.

«l’altro per quando avrete la testa fra le nuvole.» sorrideva a michele e stefano.

«uno per guardar bene dove mettete i piedi.» indicava a giacomo e giuseppe.

«l’altro per volare con la fantasia.» concludeva, abbracciando stefano e michele.

come la fantasia potesse mettersi a volare, giuseppe e giacomo non ne avevano proprio idea, anzi, la cosa pareva loro irreale e piuttosto infantile. ma bisognava capirlo: erano la metà quaggiù dei fratelli. la metà lassù invece, quella di michele e stefano, pur non sapendo da che parte cominciare, trovava l’idea oltremodo stimolante, tanto da non dormirci la notte, causando una certa insonnia agli altri due.

finché non si trovarono un pomeriggio in giardino, giuseppe michele e giacomo stefano, per provare a risolvere la situazione.

la parte di giuseppe e giacomo si era decisa a sfidare i corrispondenti michele e stefano a scacchi o a tressette, con una racchetta da tennis o con il fioretto, per stabilire finalmente quale delle due metà avrebbe avuto il sopravvento.

«giocatevela con un questo!» esclamò babbo pietro, lanciando dalla finestra un pallone di quelli veri, tondo tondo, gonfio al punto giusto, di cuoio bianco con i pentagoni neri, che cominciò a rimbalzare sul prato che era una meraviglia. caso strano, sia giuseppe che michele, sia giacomo che stefano si trovarono d’accordo che il pallone era tra le invenzioni più belle del mondo.

«giochiamo rasoterra.» giacomo esortò giuseppe.

«proviamo con i pallonetti.» suggeriva stefano a michele.

«tira all’angolino basso!» urlava giuseppe a giacomo.

«mira alto, all’incrocio dei pali.» michele sussurrava a stefano.

non si sa come andò a finire, se uno a uno o tre a zero. e se finì tre a zero, mai si seppe per chi, ma quella sera a cena, intorno alla tavola imbandita, i quattro, anzi due, deglutivano in fretta ogni boccone, per aver tempo di discutere di una nuova trovata.

un pallone. avrebbero costruito un pallone tutto loro.

e lo so che i palloni erano stati già inventati, come quello che presero a pedate in giardino, ma di palloni ce ne sono di ogni tipo e quanti ne vogliamo, tutti tondi come la luna, ma ognuno diverso più che mai.

stefano e michele decisero di gonfiare il loro pallone con dell’aria calda, per permettergli di volare tra le nuvole e sopra i tetti. giacomo e giuseppe, dal canto loro, ottennero di dotare il pallone di sacchi di sabbia come zavorra, per restare a pochi metri dal suolo.

chi decideva così, chi controbatteva cosà. averne di cene come quella!

i due, anzi, quattro, trascorsero la notte intera a raffinare e bilanciare le idee e alle prime luci dell’alba, su quello stesso prato che li aveva visti sfidarsi con colpi di testa e di tacco, un altro pallone svettava a due metri dal suolo, tenuto a terra da una grossa fune. un pallone enorme, che giocarci a calcio sarebbe stato complicato, ma per passare alla storia fu quasi l’ideale.

finì due a due, tra giuseppe michele e giacomo stefano, ma – parrà strano – quel giorno vinsero tutti quattro, o tutti due!

© andrea valente
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